Un filtro indispensabile in fotografia: l’infrarosso

Chiunque si diverta a fare foto ai pianeti, dai neofiti ai più esperti, deve fare i conti con un nemico comune: la turbolenza atmosferica. Si possono possedere gli strumenti più potenti, padroneggiare le tecniche più sopraffine, utilizzare le camere più sensibili, ma la turbolenza atmosferica è così democratica che non guarda in faccia nessuno e ci ricorda, fin troppo spesso, quanto in astronomia ogni successo debba essere sudato.

Con Marte ancora padrone dei nostri cieli, ma anche molto basso sull’orizzonte, le serate con buon seeing, ovvero con bassa turbolenza, in cui ottenere scatti ad alta risoluzione, saranno davvero scarse. Anche la Luna si presenterà generalmente più bassa sull’orizzonte rispetto alla stagione primaverile o invernale, con il rischio concreto di fare la fine del dio della guerra: entrambi affogati nel ribollire atmosferico.

In fotografia planetaria possiamo arginare l’effetto nefasto della turbolenza atmosferica con un filtro che a volte fa davvero miracoli: un passa infrarosso, detto IR-pass.

Tutti i sensori fotografici sono sensibili alle lunghezze d’onda infrarosse. In generale questa parte dello spettro viene eliminata usando il classico filtro taglia infrarosso, ma quando la turbolenza è alta bisogna ricorrere a misure drastiche: non più un filtro taglia infrarosso ma un PASSA infrarosso, in modo da lavorare alle lunghezze d’onda invisibili al nostro occhio ma alle quali la turbolenza migliorerà, a volte anche molto. Con un filtro passa infrarosso ci si dovrà accontentare di immagini in bianco e nero, che però potremo “colorare” con una ripresa a colori ottenuta poco prima o dopo, se proprio non vogliamo rinunciare all’effetto cromatico, anche se questa fosse di scarsa qualità.

Un filtro IR-pass su Marte ha anche il privilegio di aumentare di molto il contrasto dei dettagli superficiali: il pianeta si arricchirà di chiaroscuri che prima, sul monitor, non si sarebbero visti.

marte

Quando il seeing non è perfetto, il filtro passa infrarosso su Marte può fare la differenza tra vedere e non vedere dettagli superficiali.

 

Nel caso della Luna, un filtro passa infrarosso riduce leggermente i contrasti ma questo non è un danno, anzi, è un vantaggio quando si riprendono zone vicine al terminatore che spesso presentano forti differenze di luminosità. I bordi dei crateri saranno più difficili da saturare e la ripresa fotografica ne guadagnerà molto.

Il filtro passa infrarosso si può usare solo in fotografia e non in visuale e solo su dispositivi che non possiedono incorporato un filtro taglia infrarosso, come il caso delle reflex non modificate. Con camere planetarie come le ASI, sia a colori che monocromatiche, e in generale con ogni camera CCD per astronomia, il problema non si pone e questo filtro potrebbe salvare una serata fotografica altrimenti rovinata.

I sensori digitali sono sensibili fino a 1000 nm di lunghezza d’onda, ma con la sensibilità che diminuisce progressivamente a partire dai 700 nm, lunghezza d’onda alla quale inizia, convenzionalmente, l’infrarosso. Di conseguenza, nonostante esistano in commercio filtri infrarossi di diverse bande passanti, il consiglio è di iniziare con uno più facile da domare, ovvero che abbia una banda passante che inizia tra i 680 e i 700 nm.

Non è finita qui. Nell’infrarosso, inoltre, il fondo cielo diventa così scuro che è possibile persino fare fotografie dei corpi del Sistema Solare anche di giorno. L’emblema di questa rivoluzione è rappresentato dalla Luna, che pochi giorni dopo la fase nuova mostra con il massimo contrasto regioni altamente spettacolari, come il grande mare Crisum. Se aspettiamo di fare fotografie con il Sole sotto l’orizzonte, il nostro satellite sarà troppo basso per garantirci una risoluzione accettabile. Il problema viene quindi risolto facendo foto di giorno, con la Luna alta sull’orizzonte e con il filtro passa infrarosso che ci regalerà lo straordinario effetto di una normale ripresa notturna e mostrerà dettagli lunari che pochi osservatori hanno ripreso con tale dettaglio.

L’occultazione di Venere da parte della Luna ripresa il 18 giugno 2007 alle 17:54 del pomeriggio. Il filtro passa infrarosso da 700 nm ha aumentato in contrasto come se la foto fosse stata fatta di notte.

L’occultazione di Venere da parte della Luna ripresa il 18 giugno 2007 alle 17:54 del pomeriggio. Il filtro passa infrarosso da 700 nm ha aumentato in contrasto come se la foto fosse stata fatta di notte.

Un filtro passa infrarosso è il grande segreto che ci permetterà anche di fare ottime fotografie di Mercurio, il piccolo pianeta che purtroppo non si allontana più di 20° dal Sole. Ogni volta che proveremo a osservarlo o fotografarlo di notte lo troveremo bassissimo sull’orizzonte e privo di qualsiasi dettaglio. Con un filtro infrarosso, invece, il pianeta diventa visibilissimo anche di giorno, quando si trova alto sull’orizzonte. E’ in queste condizioni che ho trovato le migliori occasioni per fotografarlo in alta risoluzione e scoprire che anche questo elusivo corpo celeste mostra fini e interessantissimi dettagli, che troppo spesso vengono nascosti dalla turbolenza atmosferica.

Mercurio ripreso di giorno, quando è alto sull’orizzonte e con un filtro passa infrarosso: questo è l’unico metodo per ottenere immagini in alta risoluzione di questo elusivo pianeta.

Mercurio ripreso di giorno, quando è alto sull’orizzonte e con un filtro passa infrarosso: questo è l’unico metodo per ottenere immagini in alta risoluzione di questo elusivo pianeta.

Non solo pianeti, a dire la verità.

Un filtro passa infrarosso permette anche di spingerci verso un campo entusiasmante della fotografia astronomica del cielo profondo. A queste lunghezze d’onda, infatti, molti oggetti, in particolare le nebulose a emissione, cambiano aspetto: le polveri, presenti in grande quantità, diventano quasi trasparenti e nelle fotografie compariranno decine, centinaia di piccole stelle che alla lunghezza d’onda del visibile non saranno mai visibili.

Ci sono vaste zone di cielo in cui l’assorbimento causato dalle polveri presenti nella nostra Galassia oscura tutto quello che c’è dietro, tra cui altre galassie. È proprio alla lunghezza d’onda dell’infrarosso che il compianto Professore Paolo Maffei scoprì due galassie nella costellazione di Cassiopea, tanto vicine quanto invisibili normalmente a causa del forte assorbimento della Via Lattea. Alle lunghezze d’onda infrarosse le galassie Maffei diventano tra gli oggetti extragalattici più brillanti del cielo e possono essere fotografate anche con modesti strumenti da 70-80 mm di diametro. Possiamo quindi dire che un filtro infrarosso è un potente fendinebbia cosmico, che consente di vedere anche oltre l’impenetrabile cortina di polveri che permea gran parte del cielo, soprattutto nei pressi del disco galattico.

Maffei 1, a sinistra, e Maffei 2, a destra, sono galassie impossibili da notare alle lunghezze d’onda visibili, ma nell’infrarosso appaiono magicamente dalle dense polveri della Via Lattea.

Maffei 1, a sinistra, e Maffei 2, a destra, sono galassie impossibili da notare alle lunghezze d’onda visibili, ma nell’infrarosso appaiono magicamente dalle dense polveri della Via Lattea.

Se ci piace sperimentare e abbiamo a disposizione un telescopio da almeno 20 centimetri, possiamo acquistare, oltre al passa-infrarosso da 680-700 nm, anche un filtro più “spinto” da 800 o addirittura 900 nm. A queste lunghezze d’onda il cielo diurno diventa così scuro che è persino possibile fotografare al telescopio tutte le stelle che vedremmo di notte a occhio nudo, i satelliti di Giove e persino qualche brillante cometa che si avvicina molto alla nostra stella e che in condizioni normali non sarebbe mai visibile.

Incredibile come l’astronomia, anche amatoriale, possa sorprendere, vero? E pensare che tutto dipende dalla nostra voglia di esplorare e provare. Avete altre idee per usare con profitto un filtro passa infrarosso?

Giove e i suoi satelliti, di giorno, grazie all’uso di un filtro passa infrarosso molto spinto, addirittura da 1000 nm (1 micron). Non serve spingere la banda così in là: risultati del genere si possono ottenere anche con filtri da 700-800 nm.

Giove e i suoi satelliti, di giorno, grazie all’uso di un filtro passa infrarosso molto spinto, addirittura da 1000 nm (1 micron). Non serve spingere la banda così in là: risultati del genere si possono ottenere anche con filtri da 700-800 nm.

 

Incredibile ma vero: un filtro passa infrarosso diminuisce così tanto la luminosità del fondo cielo da rendere visibili persino brillanti comete a pochi gradi dal Sole. In questo caso stiamo osservando la cometa McNaught del 2007.

Incredibile ma vero: un filtro passa infrarosso diminuisce così tanto la luminosità del fondo cielo da rendere visibili persino brillanti comete a pochi gradi dal Sole. In questo caso stiamo osservando la cometa McNaught del 2007.

Fotografia astronomica con meno di 200 euro

La fotografia astronomica è giudicata, spesso a ragione, come un hobby molto costoso e complicato, accessibile solo a chi dispone di una certa disponibilità di denaro. Per fortuna questa regola è valida solo per chi vuole fare riprese al telescopio, un campo che rappresenta una delle possibili branche di questa entusiasmante attività. In realtà il cielo è così vasto e ricco di soggetti che non è necessario per forza di cose un telescopio super corretto e sorretto da una solida montatura equatoriale per effettuare scatti spettacolari.

La fotografia a grande campo di soggetti estesi come costellazioni, la Via Lattea, alcune galassie, ammassi aperti o fenomeni come la luce zodiacale e le aurore polari, a volte è più spettacolare delle riprese al telescopio e di certo permette di catturare eventi e fenomeni che nessuno strumento astronomico ci potrà mai regalare a causa del piccolo campo disponibile. A torto ritenuta la parente povera della fotografia astronomica, in questi ultimi anni la fotografia a grande campo si è guadagnata lo status di branca indipendente, e spettacolare, dell’astronomia.

Il mercato attuale prevede molte soluzioni in grado soddisfare sia chi è già esperto che i neofiti. Gli astroinseguitori, come lo Star Adventurer, sono accessori versatili, leggeri, precisi e tecnologicamente in grado di soddisfare le più disparate esigenze, come la creazione di spettacolari filmati time-lapse e la possibilità di essere montati su qualsiasi treppiede fotografico. Se abbiamo a disposizione la cifra richiesta per l’acquisto di un buon astroinseguitore e la nostra passione è già consolidata, allora non c’è niente di meglio per accompagnarci alla ricerca degli spettacoli e dei cieli più scuri del mondo, comodamente sistemato in un comodo zaino da portare ovunque.

Se invece siamo alle prime armi e non abbiamo a disposizione il denaro richiesto per l’acquisto di uno strumento che rappresenta il meglio per quanto riguarda le foto a grande campo, possiamo rinunciare a qualche comodità tecnologica, senza però dover rinviare la nostra voglia di fotografia astronomica. Alla fine, infatti, per fare fotografia a grande campo del cielo serve solo una cosa, oltre al cielo scuro: una piccola montatura che controbilanci il movimento della Terra e ci permetta di avere stelle puntiformi.

La soluzione più economica per fare fotografia a largo e medio campo (oltre alla reflex, che dobbiamo già avere!) è rappresentata proprio da una piccola montatura equatoriale motorizzata, magari semi-sconosciuta o sottovalutata, ma che nel silenzio generale fa il suo dovere senza troppi problemi. La EQ2 Astrofoto è un gioiellino che per il prezzo di vendita, minore di 200 euro, non ha eguali. Dotata già di un robusto treppiede e di tutti gli accessori per collegare sia una reflex che un piccolo telescopio, viene fornita con il motore in ascensione retta e una pulsantiera, il tutto alimentato a batterie.

eq2_2b

La EQ2 astrofoto è la montatura equatoriale motorizzata più economica per effettuare con successo fotografie a largo campo e lunga posa.

Ho utilizzato con successo questa configurazione per i miei viaggi intorno al mondo, dal deserto australiano alla tundra della Lapponia, passando per i cieli montani di mezza Italia. Una volta stazionata a dovere, con un po’ di pratica per sopperire alla mancanza del cannocchiale polare, il pacco batterie garantisce più di dieci notti di funzionamento e l’inseguimento è sufficientemente preciso per effettuare pose di durata illumitata fino a obiettivi da 20 mm di focale. Con obiettivi dell’ordine dei 55 mm si può arrivare a 10 minuti senza mosso. Addirittura, se ci colleghiamo un piccolo rifrattore da 60-70 mm f5-7 può garantire pose inseguite anche fino a un minuto di esposizione. Non sembra tanto, ma può consentire di ottenere risultati di tutto rispetto anche su soggetti telescopici, come la nebulosa di Orione, la Rosetta, la Testa di Cavallo, la Laguna e molti altri angolarmente estesi, il tutto senza utilizzare un’autoguida, senza cavi e senza disporre di corrente elettrica.

La EQ2 Astrofoto non sarà di certo la raffinata soluzione adottata dai moderni astroinseguitori, non ha un cannocchiale polare, è un po’ delicata, non può fare autoguida e non possiede elettronica, ma per iniziare a divertirsi e fare la necessaria pratica non ha eguali. E con meno di 200 euro siamo pronti per fare spettacolari scatti al cielo; perché l’importante, in molte cose della vita, è non permettere alla mancanza di denaro di fermare i nostri inestimabili sogni.

Orione ripreso con un obiettivo da 16 mm f2.8 dall’Australia su montatura EQ2 Astrofoto. 4 pose da 5 minuti.

Orione ripreso con un obiettivo da 16 mm f2.8 dall’Australia su montatura EQ2 Astrofoto. 4 pose da 5 minuti.

 

La grande nube di Magellano ripresa con un obiettivo da 85 mm f1.2. 22 scatti da 2 minuti.

La grande nube di Magellano ripresa con un obiettivo da 85 mm f1.2. 22 scatti da 2 minuti.

 

Al limite delle potenzialità della montatura EQ2 Astrofoto: la nebulosa Testa di Cavallo ripresa con un rifrattore acromatico 80 mm F400 mm. 167 pose da 30 secondi.

Al limite delle potenzialità della montatura EQ2 Astrofoto: la nebulosa Testa di Cavallo ripresa con un rifrattore acromatico 80 mm F400 mm. 167 pose da 30 secondi.