L’occultazione di Venere da parte della Luna ripresa il 18 giugno 2007 alle 17:54 del pomeriggio. Il filtro passa infrarosso da 700 nm ha aumentato in contrasto come se la foto fosse stata fatta di notte.

Un filtro indispensabile in fotografia: l’infrarosso

Chiunque si diverta a fare foto ai pianeti, dai neofiti ai più esperti, deve fare i conti con un nemico comune: la turbolenza atmosferica. Si possono possedere gli strumenti più potenti, padroneggiare le tecniche più sopraffine, utilizzare le camere più sensibili, ma la turbolenza atmosferica è così democratica che non guarda in faccia nessuno e ci ricorda, fin troppo spesso, quanto in astronomia ogni successo debba essere sudato.

Con Marte ancora padrone dei nostri cieli, ma anche molto basso sull’orizzonte, le serate con buon seeing, ovvero con bassa turbolenza, in cui ottenere scatti ad alta risoluzione, saranno davvero scarse. Anche la Luna si presenterà generalmente più bassa sull’orizzonte rispetto alla stagione primaverile o invernale, con il rischio concreto di fare la fine del dio della guerra: entrambi affogati nel ribollire atmosferico.

In fotografia planetaria possiamo arginare l’effetto nefasto della turbolenza atmosferica con un filtro che a volte fa davvero miracoli: un passa infrarosso, detto IR-pass.

Tutti i sensori fotografici sono sensibili alle lunghezze d’onda infrarosse. In generale questa parte dello spettro viene eliminata usando il classico filtro taglia infrarosso, ma quando la turbolenza è alta bisogna ricorrere a misure drastiche: non più un filtro taglia infrarosso ma un PASSA infrarosso, in modo da lavorare alle lunghezze d’onda invisibili al nostro occhio ma alle quali la turbolenza migliorerà, a volte anche molto. Con un filtro passa infrarosso ci si dovrà accontentare di immagini in bianco e nero, che però potremo “colorare” con una ripresa a colori ottenuta poco prima o dopo, se proprio non vogliamo rinunciare all’effetto cromatico, anche se questa fosse di scarsa qualità.

Un filtro IR-pass su Marte ha anche il privilegio di aumentare di molto il contrasto dei dettagli superficiali: il pianeta si arricchirà di chiaroscuri che prima, sul monitor, non si sarebbero visti.

marte

Quando il seeing non è perfetto, il filtro passa infrarosso su Marte può fare la differenza tra vedere e non vedere dettagli superficiali.

 

Nel caso della Luna, un filtro passa infrarosso riduce leggermente i contrasti ma questo non è un danno, anzi, è un vantaggio quando si riprendono zone vicine al terminatore che spesso presentano forti differenze di luminosità. I bordi dei crateri saranno più difficili da saturare e la ripresa fotografica ne guadagnerà molto.

Il filtro passa infrarosso si può usare solo in fotografia e non in visuale e solo su dispositivi che non possiedono incorporato un filtro taglia infrarosso, come il caso delle reflex non modificate. Con camere planetarie come le ASI, sia a colori che monocromatiche, e in generale con ogni camera CCD per astronomia, il problema non si pone e questo filtro potrebbe salvare una serata fotografica altrimenti rovinata.

I sensori digitali sono sensibili fino a 1000 nm di lunghezza d’onda, ma con la sensibilità che diminuisce progressivamente a partire dai 700 nm, lunghezza d’onda alla quale inizia, convenzionalmente, l’infrarosso. Di conseguenza, nonostante esistano in commercio filtri infrarossi di diverse bande passanti, il consiglio è di iniziare con uno più facile da domare, ovvero che abbia una banda passante che inizia tra i 680 e i 700 nm.

Non è finita qui. Nell’infrarosso, inoltre, il fondo cielo diventa così scuro che è possibile persino fare fotografie dei corpi del Sistema Solare anche di giorno. L’emblema di questa rivoluzione è rappresentato dalla Luna, che pochi giorni dopo la fase nuova mostra con il massimo contrasto regioni altamente spettacolari, come il grande mare Crisum. Se aspettiamo di fare fotografie con il Sole sotto l’orizzonte, il nostro satellite sarà troppo basso per garantirci una risoluzione accettabile. Il problema viene quindi risolto facendo foto di giorno, con la Luna alta sull’orizzonte e con il filtro passa infrarosso che ci regalerà lo straordinario effetto di una normale ripresa notturna e mostrerà dettagli lunari che pochi osservatori hanno ripreso con tale dettaglio.

L’occultazione di Venere da parte della Luna ripresa il 18 giugno 2007 alle 17:54 del pomeriggio. Il filtro passa infrarosso da 700 nm ha aumentato in contrasto come se la foto fosse stata fatta di notte.

L’occultazione di Venere da parte della Luna ripresa il 18 giugno 2007 alle 17:54 del pomeriggio. Il filtro passa infrarosso da 700 nm ha aumentato in contrasto come se la foto fosse stata fatta di notte.

Un filtro passa infrarosso è il grande segreto che ci permetterà anche di fare ottime fotografie di Mercurio, il piccolo pianeta che purtroppo non si allontana più di 20° dal Sole. Ogni volta che proveremo a osservarlo o fotografarlo di notte lo troveremo bassissimo sull’orizzonte e privo di qualsiasi dettaglio. Con un filtro infrarosso, invece, il pianeta diventa visibilissimo anche di giorno, quando si trova alto sull’orizzonte. E’ in queste condizioni che ho trovato le migliori occasioni per fotografarlo in alta risoluzione e scoprire che anche questo elusivo corpo celeste mostra fini e interessantissimi dettagli, che troppo spesso vengono nascosti dalla turbolenza atmosferica.

Mercurio ripreso di giorno, quando è alto sull’orizzonte e con un filtro passa infrarosso: questo è l’unico metodo per ottenere immagini in alta risoluzione di questo elusivo pianeta.

Mercurio ripreso di giorno, quando è alto sull’orizzonte e con un filtro passa infrarosso: questo è l’unico metodo per ottenere immagini in alta risoluzione di questo elusivo pianeta.

Non solo pianeti, a dire la verità.

Un filtro passa infrarosso permette anche di spingerci verso un campo entusiasmante della fotografia astronomica del cielo profondo. A queste lunghezze d’onda, infatti, molti oggetti, in particolare le nebulose a emissione, cambiano aspetto: le polveri, presenti in grande quantità, diventano quasi trasparenti e nelle fotografie compariranno decine, centinaia di piccole stelle che alla lunghezza d’onda del visibile non saranno mai visibili.

Ci sono vaste zone di cielo in cui l’assorbimento causato dalle polveri presenti nella nostra Galassia oscura tutto quello che c’è dietro, tra cui altre galassie. È proprio alla lunghezza d’onda dell’infrarosso che il compianto Professore Paolo Maffei scoprì due galassie nella costellazione di Cassiopea, tanto vicine quanto invisibili normalmente a causa del forte assorbimento della Via Lattea. Alle lunghezze d’onda infrarosse le galassie Maffei diventano tra gli oggetti extragalattici più brillanti del cielo e possono essere fotografate anche con modesti strumenti da 70-80 mm di diametro. Possiamo quindi dire che un filtro infrarosso è un potente fendinebbia cosmico, che consente di vedere anche oltre l’impenetrabile cortina di polveri che permea gran parte del cielo, soprattutto nei pressi del disco galattico.

Maffei 1, a sinistra, e Maffei 2, a destra, sono galassie impossibili da notare alle lunghezze d’onda visibili, ma nell’infrarosso appaiono magicamente dalle dense polveri della Via Lattea.

Maffei 1, a sinistra, e Maffei 2, a destra, sono galassie impossibili da notare alle lunghezze d’onda visibili, ma nell’infrarosso appaiono magicamente dalle dense polveri della Via Lattea.

Se ci piace sperimentare e abbiamo a disposizione un telescopio da almeno 20 centimetri, possiamo acquistare, oltre al passa-infrarosso da 680-700 nm, anche un filtro più “spinto” da 800 o addirittura 900 nm. A queste lunghezze d’onda il cielo diurno diventa così scuro che è persino possibile fotografare al telescopio tutte le stelle che vedremmo di notte a occhio nudo, i satelliti di Giove e persino qualche brillante cometa che si avvicina molto alla nostra stella e che in condizioni normali non sarebbe mai visibile.

Incredibile come l’astronomia, anche amatoriale, possa sorprendere, vero? E pensare che tutto dipende dalla nostra voglia di esplorare e provare. Avete altre idee per usare con profitto un filtro passa infrarosso?

Giove e i suoi satelliti, di giorno, grazie all’uso di un filtro passa infrarosso molto spinto, addirittura da 1000 nm (1 micron). Non serve spingere la banda così in là: risultati del genere si possono ottenere anche con filtri da 700-800 nm.

Giove e i suoi satelliti, di giorno, grazie all’uso di un filtro passa infrarosso molto spinto, addirittura da 1000 nm (1 micron). Non serve spingere la banda così in là: risultati del genere si possono ottenere anche con filtri da 700-800 nm.

 

Incredibile ma vero: un filtro passa infrarosso diminuisce così tanto la luminosità del fondo cielo da rendere visibili persino brillanti comete a pochi gradi dal Sole. In questo caso stiamo osservando la cometa McNaught del 2007.

Incredibile ma vero: un filtro passa infrarosso diminuisce così tanto la luminosità del fondo cielo da rendere visibili persino brillanti comete a pochi gradi dal Sole. In questo caso stiamo osservando la cometa McNaught del 2007.

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Filtri PrimaLuceLab a confronto

Quando arrivano sul mercato nuovi prodotti, si è sempre curiosi di sapere come vanno, specie in confronto a quelli più blasonati e presenti da più tempo. PrimaLuceLab sta proponendo molti nuovi prodotti interessanti, tra i quali troviamo anche filtri per osservazioni visuali e astrofotografia, ma sono di qualità? Possono essere davvero adatti ai nostri usi nonostante un prezzo mediamente più competitivo? Bene, ho voluto darvi qualche input, come sempre in modo rigoroso e obiettivo.

Ho messo a confronto, usando pose da 120s su un rifrattore da 80mm in FPL-51, i seguenti filtri:

  • UHC Baader
  • UHC PrimaLuceLab
  • CLS Astronomik
  • CLS CCD Primalucelab

Il soggetto è M45, ripreso dal pieno centro di Montebelluna (TV), tristemente nota per avere un livello di inquinamento luminoso degno di una metropoli. L’SQM sta a valori tra 17 e 18 circa, e avevo una bella fila di lampioni, rigorosamente schermati per finta, proprio davanti alla sede della ripresa. D’altronde bisogna testare dei filtri contro l’IL, meglio stare prossimi al nemico per verificarne appieno le prestazioni, o no?

La camera usata è una Canon 550D modificata, di seguito le foto NON elaborate, convertite dal RAW usando Lightroom 5 (click per scaricare lo zip con i file CR2)

test

filtr

Posa senza filtro, 800ISO, 120s
Con filtro Baader UHC-S, 800ISO, 120s Con filtro PrimaLuceLab UHC, 800ISO, 120s
Con filtro CLS Astronomik, 800ISO, 120s Con filtro CLS CCD PrimaLuceLab, 800ISO, 120s

Come potete vedere i risultati dei filtri sono simili tra loro a livello di prestazioni. Tutti i filtri scuriscono in modo efficace il fondo cielo e tagliano l’IL a livelli più che buoni, consentendo di operare anche da zone fortemente inquinate, con tutte le limitazioni del caso ovviamente.

La resa del colore del CLS Astronomik è dovuta alla risposta della camera, lo stesso filtro su un’altra reflex in mio possesso dà un fondo cielo diverso, una caratteristica tipica di quando si abbinano filtri interferenziali con sensori a colori. Ma è così complicato ribilanciare i colori? Assolutamente no. Usando solo le funzioni temperatura colore e tinta di Lightroom, ho ribilanciato la foto del CLS CCD PrimaLuceLab in meno di 30 secondi:

Come potete vedere la resa cromatica dei filtri è un problema fittizio, in quanto ben risolvibile con poco, pertanto ci si può concentrare solamente sul fattore di riduzione dell’inquinamento luminoso. Come detto sopra tutti i filtri lavorano bene,  i PrimaLuceLab tendono a dare un fondo cielo un po’ più scuro, di poco, rispetto all’Astronomik e al Baader.

Di seguito i grafici di trasmissività:

Trasmissività Banda UHC-S Baader Trasmissività UHC PrimaLuceLab
Trasmissività CLS Astronomik Trasmissività CLS CCD PrimaLuceLab

L’unico confronto che rimane da fare è sui prezzi, ma volutamente lo lasciamo fare ai futuri acquirenti, per rapportarne appieno la qualità/prezzo in considerazione a quanto pubblicato qui, buone foto e buone osservazioni!

  • Riccardo Cappellaro
  • TS Italia