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TLAPO804: la recensione di Claudio

Un nostro affezionato cliente ha preso il TLAPO804, il suo resoconto della prima serata osservativa, buona lettura!

“Ecco i primi risultati delle prove che abbiamo fatto con il piccolo killer TLAPO804 ,( chiamato il killer per aver strapazzato il fs78 in altri confronti definito in quelle occasioni il “cattivo”). Con il Coronado l’abbinamento è perfetto con un 20mm la visione completa del disco Solare con le protuberanze e alcune facole mostra una incisione e risoluzione notevole… spettacolare.

Ma il bello viene quando lo abbiamo messo a confronto con il Tak fs78 f8, puntato Venere nel TLAPO804 non vi è nessuna minima traccia di cromatismo un immagine che sembra simile a quella fornita da un newton f6, perfettamente bianca, cosa che non si può dire per il Tak che non è perfettamente immune dal peccato di lieve cromatismo. Poi puntiamo Giove la visione è sorprendente a 171x si vedono bene incise le due bande principali con alcune particolari formazioni più altre quattro o cinque bande più sottili e un bel transito di Io sul disco a memoria mi ricorda molto l’immagine che mi aveva a suo tempo impressionato fornita da Astro-Phisics 90 f5 il ( clandestino), anche qui il TLAPO804 batte il Tak per una migliore risoluzione dei dettagli. Pure la visione di, Saturno della bella e nera divisione di Cassini e della netta ombra degli anelli proiettata sul pianeta! e di tre delle sue lune, che dire? Un  appagante massaggio shatshu alla retina come la spettacolare separazione a 280x di delta Cygni ,epsilon Bootes,xi Bootes,Castore,Polaris et molte altre.

Tutto questo per confermare la mia grande soddisfazione per l’acquisto di questo piccolo concentrato di alta tecnologia ottica, e con le prime impressioni da semplice visualista, mi sento di dire che oggi non ha più senso spendere molti più € per acquistare Takahashi o Astro- Phisics (per quest’ultimo gioca anche l’incognita del tempo di consegna).
Grazie per la cordialità e a risentirci per nuove sensazioni e soprattutto immagini.”

Grazie a te Claudio e buone osservazioni!

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Ortoscopici a confronto

Test ortoscopici: Takahashi Mc Abbe Ortho vs Kasai vs Baader Genuine Ortho + test su Giove tra C9 e TS ONTC 8” f/5

Da un po’ di tempo sono tornati di gran moda gli oculari ortoscopici, dopo una bella diffusione dei vari oculari a grande estrazione pupillare, che hanno avuto il pregio di rimediare ad uno dei principali difetti dello schema ortoscopico: la bassa estrazione pupillare. Invece ora in molti tendono a ricercare la massima prestazione, ed ecco che gli ortoscopici sono tornati sulla cresta dell’onda.

Io personalmente amo gli ortoscopici, perché preferisco sempre usare degli oculari ad alte prestazioni per concentrarmi meglio sui limiti dello strumento piuttosto che stare a capire se e quanto un oculare incide su quello che vedo. Usando molti strumenti diversi, era una scelta obbligata, ma che mi ha sempre ben ripagato.

Nella mia collezione personale ho i Kasai, i Baader Genuine Ortho (la prima versione, quelli fatti in Giappone) e i nuovi arrivati, i Takahashi Mc Abbe Ortho. Quindi tutte lenti di ottima fattura costruiti nel paese del Sol Levante.

I test li ho fatti a ripetizione sul soggetto che secondo me poteva sviscerare le piccole differenze tra i vari oculari: Giove. Grazie al basso contrasto superficiale ho ritenuto che fosse il soggetto ideale per capire i limiti dei vari modelli.

Telescopi usati: C9 (Nexstar Evolution 925) e TS ONTC 8” f/5 – anche il test di questi due strumenti merita un appunto a parte.

Primo round: Kasai 12.5mm VS Takahashi 12.5mm – strumenti usati: C9 e ONTC 8”

Il seeing non era male, ho iniziato ad osservare col C9 e con l’ONTC poi. Il Kasai si è rivelato un pelo più morbido del Takahashi, nel senso che nel Taka le bande erano disegnate in modo molto più netto, così come i vari festoni. La Grande Macchia rossa, in levata sul bordo del pianeta, si mostrava in modo spettacolare. Una differenza più rilevante è nella resa del colore: nel Kasai è più calda, mentre nel Taka è più fredda, più neutra. Il Takahashi si è rivelato superiore del 20-30% rispetto al Kasai. Riguardo il colore dell’immagine, la cosa è puramente soggettiva: la differenza la fa il gusto dell’osservatore, anche se ovviamente non è che il Taka cambi il colore delle cose, sono differenze che credo non si possano neanche notare senza una comparazione diretta. Invece una differenza ENORME l’ha fatta la comodità di osservazione: il Kasai con la sua forma a punta era TERRIBILMENTE scomodo, mentre il Taka, col suo paraluce molto corto, era davvero comodissimo e riparava anche bene dalle luci parassite (ho condotto il test in pieno centro città tra i lampioni). Una nota interessante è stato notare come il Taka venisse messo a fuoco in posizione ben più esterna rispetto al Kasai.

 

Secondo round: Baader Genuine Ortho 9mm VS Takahashi 9mm

Ho usato sempre il C9 e l’ONTC da 8”, le considerazioni su questi due strumenti le trovate in fondo al test.  Il Baader offre, come il Takashi, una buona comodità nell’osservazione, anche se la presenza di quel piccolo paraluce, quando si osserva in mezzo a luci parassite, l’ho trovata davvero comoda. A livello di resa cromatica il Baader si è comportato come il Kasai, offrendo immagini più calde rispetto a quelle più fredde del Takahashi. A livello di prestazione la differenza, sinceramente, c’è tutta. Se nel Baader si vedevano la seb e la neb, nel Takahashi si vedevano anche le altre bande minori, questo per dare un metro di paragone, ovviamente senza troppo sforzo. Il Takahashi focalizzava inoltre i satelliti in modo più efficace, raggiugendo così il corretto punto di fuoco più velocemente e con minor sforzo.

 

Terzo round: Baader Genuine Ortho 7mm VS Takahashi 6mm VS Kasai 6mm- C9 e ONTC 8”

La differenza tra questi tre ortoscopici è più evidente alzando gli ingrandimenti. Il Baader ed il Kasai fanno vedere bene (il Kasai un filo meglio, ma la scomodità la fa da padrona), mentre il Takahashi fa proprio vedere. I particolari sul disco del pianeta sono staccati in modo evidente, mentre negli altri due sono po’ più sfumati. Come sempre, ad alti ingradimenti, le differenze si vedono bene.

Conclusioni: sono tutti e tre dei buoni ortoscopici, solo che il Taka secondo me si è rivelato un eccellente ortoscopico. Non solo per le qualità ottiche che rispecchiano in pieno il blasone del marchio, ma anche la costruzione dimostra una bella cura progettuale: quel piccolo paraluce mi ha aiutato non poco durante le osservazioni, nel ripararmi dalle luci parassite (leggasi lampioni) che avevo intorno. Il Takahashi mette a fuoco più esternamente rispetto agli altri ortoscopici, può fare piacere a chi ha bei problemi di backfocus.

Considerazioni sul C9 e sull’ONTC da 8” f/5: entrambi due ottimi strumenti. Il C9, come sempre, quando usato in modo proprio, dice la sua. Mi ha stupito l’ONTC invece: i particolari mostrati erano gli stessi del C9, ma proprio gli stessi! D’altronde l’ONTC ha ottiche selezionate al banco ottico e la qualità costruttiva è nettamente migliore rispetto ad un newton cinese..avrei molte altre considerazioni, ma direi che meritano un articolo a parte!

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Oculari super grandangolari: campi visivi a confronto

Sono in arrivo i nuovi oculari TS da 20mm a 100°, 5mm e 3.5mm a ben 110°, ma alla fine, se abbiamo già degli oculari grandangolari, quanto possono rendere in più? Giustificano il cambio?
Vi posto alcune schermate nelle quali potete vedere il campo apparente su soggetti estesi e non, fornito dagli oculari TS da 100° e 110°, confrontato con gli Antares Speers Waler da 82°. Gli strumenti sono un TSAPO804, un Newton TS ONTC 200/800, un Dobson 12″ f/5 e un C8

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Nebulosa Velo – TSAPO804 – Antares 17mm 82° vs TS XWA 20mm 100°

In giallo il TS XWA 20mm, in rosso l’Antares 17mm. La differenza è evidente, anche grazie ai 3mm in più di focale del TS.

ONTC 200/800 – M8 e M20 – TS XWA 20mm 100° vs Antares 17mm 82°

In rosso l’Antares, in Arancio il TS. SI può notare come il TS consenta di abbracciare comodamente entrambi gli oggetti. Una grossa comodità poter usare visioni ultra grandangolari con strumenti che iniziano ad avere un’apertura interessante.

Dobson 12″ f/5 – Velo – TS XWA 20mm 100° vs Antares 17mm 82°

Con soggetti molto estesi che richiedono possibilmente strumenti di generosa apertura per osservarne al meglio i dettagli, il TS XWA 20mm 100° si rivela una scelta vincente, permettendo in questo caso di poter abbracciare tutta la Velo sulla 52 Cygni.

Dobson 12″ f/5 – M13 – TS XWA 5mm 110° vs Antares 4.9mm 82°

Se vogliamo guardare dei soggetti deepsky ad alti ingrandimenti, ecco che la superiorità del TS XWA 110° si manifesta, regalando una visione non sacrificata dell’oggetto.

ONTC 200/800 – M35 – TS XWA 9mm 100° vs Antares 82° 9.4mm

Il TS XWA 9 consente di osservare comodamente anche il vicino ammasso aperto. Su soggetti ancora più estesi, il vantaggio è ancora più evidente.

Ma quanto possono essere utili gli oculari da 100°e 110° su diffusi SC?

C8 – M31 – TSED40 70° vs TS XWA 20mm 100°

E’ interessante notare come il TS XWA 20mm 100° permetta quasi di raggiungere lo stesso campo inquadrato di un oculare da 70° ma di focale doppia. Tutto a vantaggio della pupilla d’uscita.

C8 – M20 – TSED40 vs TS XWA 20mm

Andando a fare un paragone su una classe di soggetti sicuramente più comune rispetto ad M31, possiamo vedere che nonostante la focale dimezzata, il TS XWA 20mm consenta ancora una visione grandangolare a sufficienza per abbracciare tutto l’oggetto, mantenendo però un fondo cielo più scuro rispetto al TS ED 40.

Soggetti molto estesi: M31 – TS XWA 20mm su TLAPO804, ONTC 200/800, Dobson 12″ f/5

  • Piccola comparativa, usando lo stesso oculare ( TS XWA 20mm ) usando però 3 strumenti diversi.
  • Dal centro: Dobson 12″, ONTC 200/800 e TSAPO804. E’ evidente come su focali corte (circa 500mm) gli oculari da 100° permettano visioni davvero ampie, mentre con focali intermedie (circa 800mm) permettano visioni sì ampie, ma beneficiando anche dell’apertura dello strumento, cosa resa ancora più evidente in strumenti come i Dobson. 

Gli oculari da 100°-110° si rivelano anche molto utili in strumenti a lunga focale come gli SC o RC, permettendo di ottenere un fondo cielo più scuro, grazie al maggior ingrandimento, rispetto ad un oculare a più lunga focale. 

Ma alla fine, vale la pena cambiare degli oculari da 82°? La risposta è sempre in quello che ci si vuole fare. Volete un campo pazzesco con piccoli apo? Volete un grande campo con un SC ma con un fondo cielo più scuro (magari si osserva da zone con molto IL)? Volete il massimo per il vostro Dobson? Volete non vedere più i bordi del campo visivo dell’oculare? Gli esempi postati sopra, mi auguro possano fornire delle indicazioni per capire se le vostre aspettative possano essere appagate da un maggior campo apparente, fornito sulla vostra strumentazione.

Personalmente appena possile li proverò in abbinata ai quadrupletti TS, per verificare se e quanto si possano estendere al visuale i benefici del campo piano in fotografia. Ovviamente vi terrò aggiornati!

Se per caso siete curiosi di vedere una comparativa per vedere la resa del campo di un oculare TS XWA con un vostro oculare, su di un vostro strumento, basta chiedere: rc@teleskop-express.it

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L’inizio di una nuova avventura!

Quando Riccardo Cappellaro, di Teleskop Service Italia, mi invitò a usare questo spazio per dare consigli sull’osservazione e la fotografia del cielo, non me lo feci ripetere due volte perché l’idea era potente, utile e anche innovativa. Con l’avvento dei social network la frammentazione dell’informazione ha raggiunto punte mai conosciute fino a questo momento. Il risultato? Ci sono migliaia di posti in cui trovare informazioni, ma sono paradossalmente troppi e non necessariamente accurati, anzi, a volte ci si imbatte in contraddizioni che non fanno altro che rendere ancora più confuso il nostro cammino.

Nel mio blog personale mi occupo di divulgazione astronomica ma non affronto quasi mai il mondo dell’astronomia pratica, che invece offre un’opportunità più unica che rara in un ambito scientifico: trasformarsi da spettatori passivi a esploratori attivi, fare scienza, meravigliarsi dell’Universo studiandolo in prima persona, non necessariamente con l’approccio freddo e distaccato che invece compete ai professionisti. L’astronomia offre una meravigliosa opportunità di trasformarci in esploratori dell’Universo, con i nostri tempi, i nostri desideri, la nostra innata curiosità e voglia di stupirci, magari allontanandoci con un pizzico di soddisfazione dalla vita frenetica e avara di gioie di tutti i giorni. L’astronomia è conoscenza, consapevolezza, terreno fertile per tutti i nostri sogni. E’ un divertimento profondo e puro che spesso ci regala importanti lezioni di vita e di certo ci garantisce un approccio migliore ai problemi e alle situazioni di tutti i giorni.

Iniziare un cammino attraverso l’astronomia amatoriale, o proseguire inseguendo la costante voglia di migliorare, di confrontarsi, di esplorare sempre più nel profondo, non è mai facile, eppure la strada che abbiamo scelto, o che magari vorremmo solo provare a seguire, è ricchissima di soddisfazioni, di gioie, di momenti indescrivibili che solo l’Universo può regalare. Per ora, magari, è avvolta nella nebbia già alla prima curva o, per chi è un po’ più esperto, dopo un breve rettilineo che ci ha già fatto assaporare le sue meraviglie. Esperti o meno, fotografi o visualisti, alla ricerca del primo telescopio o di accessori che possano permettere di diradare la nebbia di fronte a noi, all’inseguimento di un consiglio, di uno strumento, di un luogo in cui le informazioni non siano frammentate e confuse, o solo per assaporare la passione che traspare e trasparirà dalla mia passione innata per l’osservazione del cielo, nonché la professionalità e disponibilità di tutto lo staff di Teleskop Service Italia, vi do il benvenuto in questo spazio, in questa nuova avventura che affronteremo passo passo insieme, condividendo pareri, idee, suggerimenti e consigli, proprio come si fa nella scienza vera. Perché fare astronomia amatoriale vuol dire anche e soprattutto condividere, al di là di tutte le questioni che di giorno ci dividono, il luogo più meraviglioso, sorprendente e spettacolare che potremo mai sperimentare: l’Universo intero.

Alla fine di tutta questa presentazione, forse avrete ancora una domanda: cosa troverò in pratica in questo spazio? Semplice: tutto ciò che riguarda il mondo dell’astronomia amatoriale. Ci saranno consigli sia per i neofiti che per i più esperti; ci saranno test strumentali, tecniche di osservazione, di fotografia astronomica e tutti gli eventi più importanti che avremo di fronte a noi nei mesi a venire.

 

Daniele Gasparri